Le malattie neurodegenerative

Le malattie degenerative rappresentano un onere notevole per la Sanità Pubblica: hanno un decorso strisciante ed inesorabilmente progressivo che viene portato alla luce quando il danno al paziente è già in fase avanzata, precludendo nella quasi totalità dei casi la possibilità di una terapia efficace, che non sia solamente sintomatica. Per risolvere il problema, si tratta di effettuare prevenzione sugli adulti di 50 anni ed oltre, con una diagnosi precoce, per tamponare il processo degenerativo nella sua fase iniziale, quando è ancora controllabile.

Allo stato attuale delle conoscenze, nelle malattie neurodegenerative di tipo sporadico, l’origine prima della patologia è spesso sconosciuta, ma l’analisi della letteratura scientifica pertinente evidenzia uno stretto legame con lo stress ossidativo e nitrosilante, la glicosilazione, i meccanismi infiammatori e le conseguenze del perdurare nel tempo di alti livelli di neurotrasmettitori eccitatori, che vengono visti fra i maggiori fattori di intermediazione al rischio. Le terapie attualmente in uso sono essenzialmente sintomatiche, con efficacia variabile in funzione della patologia e dello stato del singolo paziente.


Nella Sclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), ma anche nella maggioranza delle altre malattie degenerative Alzheimer (AD), Parkinson (PD), Huntington (HD), etc., al momento della diagnosi definitiva, la letteratura riporta che il paziente ha già perduto fino al 70% dei motoneuroni o neuroni, minimizzando la possibilità di intervenire in modo efficace sul processo degenerativo già in atto da tempo.

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